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Motto di Papa Benedetto XVI

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Si presume che l’uomo religioso, prima che prendesse i voti, abbia sentito una certa vocazione verso Dio, la verità, ecc. Tuttavia, una volta di fronte alla verità potrebbe correre il rischio di adirarsi, di restarne deluso, ecc. Al Sacro piacerebbe questa reazione di fronte alla verità? Ecco l’importanza della sua vocazione originaria. Tutti i ministri di culto hanno questa prova da superare. Cioè l’Eterno sembra dire loro: Ecco, eccomi a voi. Ecco la verità che avete sempre bramato.
L’anonimo Adepto di Dampierre decorò, a questo proposito, il cassettone numero cinque della terza serie. L’uomo religioso è qui personificato da un vecchio frate che incontra la verità solo alla sera della vita.
«Due pellegrini», scrive Fulcanelli, «provvisti ciascuno del proprio rosario, s’incontrano in prossimità d’un edificio, — chiesa o cappella che distinguiamo sullo sfondo — Uno di questi due uomini, assai vecchi, calvi, con la barba lunga, vestiti allo stesso modo, sostiene il suo passo con l’aiuto di un bastone, l’altro che ha la testa protetta da uno spesso cappuccio, sembra provare una viva sorpresa dell’avventura, ed esclama:

.TROPT. TART. COGNEV. TROPT. TOST. LAISSÉ.

Troppo tardi conosciuto, troppo presto lasciato.
Si comprende perché lo sfortunato artista è dispiaciuto per questa conoscenza troppo tardiva, e per la sua ignoranza di una sostanza comune, che aveva a portata di mano, senza aver mai pensato che essa potesse procurargli l’acqua misteriosa, invano cercata altrove e tanto ardentemente desiderata, ma desolato d’aver perso, in lavori inutili, il vigore fisico, indispensabile alla realizzazione dell’Opera con questo compagno migliore».
Il vegliardo, in ermetismo, simboleggia l’illuminazione, la rivelazione spirituale che, in questo caso, incontra il vecchio e familiare frate.
Va da sé che secondo il Saggio di Dampierre, l’unica preoccupazione dell’uomo religioso dev’essere quella di venire troppo tardi a conoscenza della verità, avendo dissipato un’esistenza «in lavori inutili».
Krishnamurti constata che «chi è veramente serio in questa materia ha cercato di trovare la totalità della vita nel digiuno, nella tortura, nei modi più svariati. Conobbi una persona che aveva lasciato la casa a vent’anni. Un uomo davvero straordinario. Quando lo conobbi aveva settantacinque anni, e dall’età di venti aveva rinunciato a tutto ed era passato di maestro in maestro. Non faccio i nomi perché non sarebbe corretto. Poi venne a parlare con me. Mi disse: “Sono andato da tutti questi maestri a chiedere se potevano aiutarmi a trovare Dio. Dall’età di vent’anni ho percorso tutta l’India, sono una persona seria. Ma nessuno di loro mi ha rivelato la verità. Ho conosciuto i personaggi più famosi, i più impegnati nell’attivismo sociale, quelli che parlano continuamente di Dio, e dopo tutti questi anni ritorno a casa senza niente. Poi è arrivato lei, e non ha detto una sola parola su Dio. E neppure ha parlato della via che conduce a Dio. Ha parlato della percezione, di vedere ciò che è e di superarlo. Ciò che c’è al di là è il reale, non ciò che è”. Un uomo di settantacinque anni.
Al suo racconto mi commossi fino alle lacrime: passare tutta la vita così, proprio come accade nel mondo degli affari. Andare per cinquant’anni in ufficio, un giorno dopo l’altro, e alla fine… la morte».
Quindi, ciò che conta è possedere ancora il vigore fisico.

Krishnamurti constata che «chi è veramente serio in questa materia ha cercato di trovare la totalità della vita nel digiuno, nella tortura, nei modi più svariati. Conobbi una persona che aveva lasciato la casa a vent’anni. Un uomo davvero straordinario. Quando lo conobbi aveva settantacinque anni, e dall’età di venti aveva rinunciato a tutto ed era passato di maestro in maestro. Non faccio i nomi perché non sarebbe corretto. Poi venne a parlare con me. Mi disse: “Sono andato da tutti questi maestri a chiedere se potevano aiutarmi a trovare Dio. Dall’età di vent’anni ho percorso tutta l’India, sono una persona seria. Ma nessuno di loro mi ha rivelato la verità. Ho conosciuto i personaggi più famosi, i più impegnati nell’attivismo sociale, quelli che parlano continuamente di Dio, e dopo tutti questi anni ritorno a casa senza niente. Poi è arrivato lei, e non ha detto una sola parola su Dio. E neppure ha parlato della via che conduce a Dio. Ha parlato della percezione, di vedere ciò che è e di superarlo. Ciò che c’è al di là è il reale, non ciò che è”. Un uomo di settantacinque anni.

Al suo racconto mi commossi fino alle lacrime: passare tutta la vita così, proprio come accade nel mondo degli affari. Andare per cinquant’anni in ufficio, un giorno dopo l’altro, e alla fine… la morte».